Confindustria CZ: relazione annuale del Presidente Gatto
L’ingegnere Giuseppe Gatto, presidente della Confindustria della provincia di Catanzaro, ha tenuto la relazione annuale , all’assemblea dei soci, sullo stato dell’economia provinciale e, di conseguenza, del sistema associativo di Confindustria di Catanzaro.
Ecco il testo integrale della relazione.
Cari Colleghi,
voglio ringraziare, innanzitutto, tutti i presenti ed in particolare tutti coloro che in questo difficile ed intenso primo anno del mio mandato alla guida della nostra Associazione, hanno fornito il loro qualificato contributo di idee e passione, anche a scapito del tempo da dedicare alla propria impresa, nell’interesse dell’intera categoria, cercando di dare risposte e progettualità alle innumerevoli istanze del mondo produttivo, in una fase di gravi criticità.
Mi corre l’obbligo ringraziare e salutare, inoltre, l’ex Presidente dei Giovani Imprenditori Daniele Rossi e l’ex Presidente dei Giovani Edili Alessandro Caruso, per la capacità e la disponibilità dimostrata nel corso di questi anni, così come rivolgo il mio più sincero ed affettuoso in bocca al lupo ai nuovi Presidenti Andrea Abramo e Giovanni Pugliese, consapevole che, come del resto già dimostrato nelle precedenti esperienze associative e nei “primi passi” nelle nuove cariche, sapranno farsi valere, continuando a perseguire, con capacità e professionalità, le battaglie intraprese, in tema di scuola, cultura d’impresa, ricerca ed innovazione, tematiche tanto care ai “giovani”, ma comuni all’intera imprenditoria.
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Il 2009 è stato un anno estremamente difficile per l’economia globale: i primi sei mesi hanno visto la fase più intensa della recessione più grave dagli anni Trenta in poi e il Pil mondiale si è contratto per la prima volta in 60 anni (-0,6%). Cadute produttive sono state sperimentate in quasi tutte le aree e nella quasi totalità dei sistemi nazionali.
Oggi il periodo più nero sembrerebbe alle spalle grazie alla spinta delle misure di stimolo fiscale e monetario adottate in tutti i principali paesi. La velocità di recupero, influenzata anche dalle caratteristiche strutturali dei vari sistemi, è stata differenziata: più lenta e discontinua in Europa, relativamente vivace negli Stati Uniti e molto più rapida nei paesi emergenti, in particolare quelli asiatici. Le ripercussioni della crisi economica sulla disoccupazione hanno ridotto la capacità di spesa delle famiglie, incoraggiando l’aumento precauzionale del risparmio. La maggiore rigidità nell’erogazione del credito per famiglie e imprese ha frenato la spesa in beni durevoli e in investimenti. Le condizioni dei mercati finanziari e del credito sono migliorate ma permangano fattori di incertezza.
I forti interventi di stimolo per contrastare la caduta della domanda, infatti, hanno condotto a peggioramenti senza precedenti nei bilanci pubblici. Questo accumulo di debiti pubblici e l’aumento della disoccupazione saranno il lascito duraturo della crisi. Peseranno a lungo, infatti, sulle prospettive di crescita.
Sarà cruciale il modo in cui verrà affrontato il risanamento. A tal proposito, non c’è alternativa al fissare rapidamente un itinerario di riequilibrio del bilancio, con una ricomposizione della spesa corrente e con riforme strutturali che favoriscano l’innalzamento del potenziale produttivo e la competitività.
Si tratta di percorsi difficili che, se non coordinati a livello internazionale, rischiano di spegnere la pur timida ripresa.
Gli eventi recenti ripropongono, in particolare, con maggior forza l’antico problema di un governo economico dell’Europa e di una preoccupante carenza di leadership e testimoniano il fatto che l’euro vive con tutti i suoi membri, grandi e piccoli, forti e deboli. È stato illusorio pensare che la moneta da sola potesse “fare” l’Europa, oggi l’unica via percorribile è, pertanto, di rafforzare la costruzione europea nella politica, con un governo dell’Unione più attivo, nella disciplina dei bilanci pubblici e nel progresso delle riforme strutturali, con un nuovo patto di stabilità e crescita al tempo stesso più vincolante e più esteso.
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In Italia, l’attività economica ha subito una severa contrazione nel 2009, con una diminuzione del PIL del 5,0%, quasi metà di tutta la crescita che si era avuta nei dieci anni precedenti.
Il calo produttivo ha interessato tutti i settori, in particolare l’industria manifatturiera (-15,8%). Le esportazioni si sono ridotte del 19,1%, in misura superiore alle importazioni (-14,5%). Anche gli investimenti hanno subito una sensibile riduzione (-12,1%). Il calo dei consumi delle famiglie è risultato più contenuto (-1,8%), grazie alle misure di sostegno a favore delle fasce più deboli della popolazione ed all’estensione delle forme di protezione dei posti di lavoro (Cassa integrazione guadagni) adottate nel 2009. L’inflazione ha registrato il valore più basso degli ultimi cinquant’anni (0,8%). La politica di bilancio, per volontà del Ministro Tremonti, è stata indirizzata al controllo della tenuta dei conti pubblici, calibrando nel tempo gli interventi di politica economica in funzione anticrisi. L’indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche si è attestato al 5,3% del PIL; il saldo primario è stato pari a -0,6%, mentre il rapporto debito/PIL si è collocato al 115,8%.
Il mercato del lavoro ha risentito della recessione, sebbene la flessione sia stata contenuta rispetto alla riduzione del PIL. Il tasso di disoccupazione è stato pari al 7,8% (6,8% nel 2008). La crisi, in particolare, ha acuito il disagio dei giovani nel mercato del lavoro. Nella fascia di età tra 20 e 34 anni la disoccupazione ha raggiunto il 13 per cento nella media del 2009. La riduzione rispetto al 2008 della quota di occupati fra i giovani è stata quasi sette volte quella osservata fra i più anziani.
Lo scenario appena presentato è davvero poco incoraggiante, anche se dai dati parziali per l’anno 2010 siamo in presenza di una piccola ripresa, come testimoniato dal nostro Centro Studi, che potrebbe anche risultare superiore alle attese.
La produzione industriale è aumentata del 7% annuo e accelera il passo, grazie anche alla svalutazione dell’euro con effetto sulla componente esportazione; nel primo trimestre il PIL è aumentato dello 0,5% sul trimestre precedente; migliorano i giudizi delle imprese, soprattutto di quelle esportatrici, sull’andamento degli ordini e le loro attese di produzione; la fase di decumulo delle scorte sembra essersi esaurita.
La struttura finanziaria dell’Italia presenta, inoltre, alcuni punti di forza, nonostante l’enorme debito pubblico. La ricchezza accumulata dalle famiglie, infatti, è pari, al netto dei debiti, a quasi 2 volte il PIL nella sola componente finanziaria, a circa 5 volte e mezzo includendo le proprietà immobiliari, livelli fra i più alti nell’area dell’euro. Sempre in rapporto al PIL, i debiti delle famiglie sono fra i più bassi dell’area, quelli delle imprese sono inferiori alla media. Il debito netto verso l’estero dell’intera economia può essere stimato al 15% del PIL, fra i valori più bassi nell’area, escludendo la Germania che ha una forte posizione creditoria.
Il nostro paese ha una criticità che non riesce, nonostante le buone intenzioni, ad attenuare, rappresentata dalla quantità di debito pubblico che pesa come un fardello ed un freno ad ogni politica di sviluppo dell’economia. Ed è qui la mancanza di coraggio dei nostri Governanti.
Non si tratta, comunque, al di là di tutto, complessivamente, di un duraturo innalzamento di possibile sviluppo, come del resto dimostrato dalle conseguenze dell’esplodere della crisi greca che ha di fatto cambiato il quadro di riferimento.
In condizioni molto difficili, il Governo ha saputo, in ogni caso, non aggravare il disavanzo pubblico. Gli interventi della Finanziaria 2011-2012 si muovono correttamente per rallentare la spesa ed arginare l’evasione. Si sarebbe potuto fare di più, soprattutto nella direzione di spese inutili (auto blu, etc. ), superflue e fine a se stesse. I tagli decisi dal Governo, in particolare, devono fornire l’occasione per ripensare il perimetro e l’articolazione delle amministrazioni, per razionalizzare l’allocazione delle risorse, riducendo sprechi e duplicazioni tra enti e livelli di governo. Occorre aumentare la produttività della pubblica amministrazione attraverso la valutazione dell’operato dei dirigenti e dei risultati delle strutture. Il federalismo fiscale dovrà, inoltre, aumentare l’efficienza nell’uso delle risorse e responsabilizzare i centri di spesa.
Ma non basta! Accanto a strumenti per la disciplina di bilancio, bisogna, da subito, superando divisioni personalistiche e indecisioni partitocratiche, dar vita a riforme strutturali, incoraggiando gli investimenti privati. Occorre spezzare la spirale fatta di scarsità di investimenti, fuga di giovani, imprese che faticano a crescere e la cui dimensione media tende a diminuire. Si deve cercare di modificare le condizioni di contesto che creano un ambiente sfavorevole alle iniziative imprenditoriali.
In molte altre occasioni abbiamo affrontato il tema delle riforme strutturali. La crisi le rende più urgenti. Per recuperare l’enorme gap, pertanto, è necessario aprire subito i cantieri; bisogna credere nella ricerca e nell’innovazione, supportando il progresso tecnologico; dobbiamo dedicare massima attenzione al capitale umano, la risorsa più preziosa per lo sviluppo; la riforma fiscale rimane improcrastinabile; si devono ridurre le tasse su imprese e lavoratori; dobbiamo semplificare e dare certezza alle norme; estendere la lotta all’evasione fiscale a tutte le attività economiche; bisogna attuare una vera riforma della giustizia, abbattendone i tempi e senza appassionarsi ad affrontare dibattiti inutili che riguardano, di volta in volta, la sfera personale degli indagati.
Di fronte a questo quadro la nostra Presidente Emma Marcegaglia ha proposto a tutti un cambio di marcia. Siamo di fronte ad una sfida ineludibile.
Le imprese italiane, certamente, sono e saranno pronte a dare, responsabilmente, il massimo contributo al rilancio del Paese. Dobbiamo e Vogliamo, noi per primi, dare l’esempio di essere capaci di adottare l’atteggiamento di serietà che chiediamo agli altri di far proprio.
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Sul piano regionale, come evinciamo dall’ analisi congiunturale predisposta in occasione della Giornata dell’Economia dalla CCIAA di Catanzaro, in collaborazione con l’Istituto Tagliacarne, il Pil regionale a prezzi costanti è sceso del 3,6% (-3,3% secondo dati Svimez, -5,6% secondo Prometeia), mentre quello a prezzi correnti registra una flessione dello 0,5%. Il Pil procapite è stato pari a 16.741 euro. Il tasso di occupazione è aumentato da 41,9 a 43,2%, probabilmente a causa di un complessivo invecchiamento della popolazione. La flessione delle esportazioni si attesta intorno al 18,2%. Il livello delle importazioni rispetto al Pil registra un valore estremamente contenuto 1%. I tassi d’interesse praticati sono del 7,4%. Le imprese che risultano iscritte sono 179.648 imprese, di cui nuove registrate 11.894, mentre sono 13.105 le cessate, per un saldo negativo dello 0,2%.
Se ai dati suddetti, che evidenziano la deficitaria crescita economica ed il livello occupazionale che complessivamente stagna, aggiungiamo le endemiche criticità del territorio, l’assenza di competitività delle nostre imprese, una pubblica amministrazione lenta ed inefficiente, servizi pubblici che segnano il passo, sistema infrastrutturale inadeguato, l’oppressione della criminalità, non possiamo che osservare come la situazione risulti oltremodo critica e preoccupante
Tuttavia, non tutto può essere perduto, altrimenti ogni cosa perde di significato. Abbiamo ancora la possibilità di trasformare la crisi in opportunità, ma dobbiamo pretendere scelte di governo coraggiose, una strategia di sviluppo condivisa, risposte chiare e trasparenti.
Se vogliamo uscire veramente dalla crisi occorre che tutti insieme si faccia una autentica rivoluzione culturale. Un cambiamento radicale che rompa lo status quo, il lassismo, il gattopardismo. Siamo stanchi delle promesse e dei proclami.
Politica, Istituzioni, forze sindacali e produttive, l’intera collettività devono essere consapevoli che non ci sarà data una ulteriore occasione. È necessaria, pertanto, una assunzione di responsabilità per i ruoli da ciascuno rivestiti. Siamo ormai assuefatti alle crisi ed alle emergenze, nonostante l’impatto globale di quella attuale, viviamo da decenni nell’incuria e nell’abbandono, ma siamo davvero giunti ad un punto di non ritorno. Non possiamo più temporeggiare o rimandare a domani. Oggi è già tardi perché bisognava farlo ieri !
Le recenti elezioni regionali hanno dato una maggioranza chiara e netta alla coalizione di centro destra guidata dal Presidente Scopelliti. Tocca ora al neo Governatore ed ai suoi uomini di governo porre in essere con fermezza e chiarezza decisioni, atti, decreti e provvedimenti per mettere in pratica il programma enunciato nella campagna elettorale.
Ci sono tutte le premesse per avviare un nuovo percorso, per rendere possibile il sogno della Calabria “Nord del Mediterraneo”.
È necessario, tuttavia, iniziare, da subito, a gestire nella massima trasparenza la Regione evitando ogni sperpero delle risorse pubbliche. Non è impossibile. È necessario. Nessuna voce è intoccabile. Non è più accettabile il ritornello che la spesa pubblica è incomprimibile. La via prioritaria al risanamento deve essere il taglio delle spese. Ci sono argomenti scottanti, dalla sanità alla partecipazione della Regione in Enti che perdono soldi e servono solo a tenere consulenze e incarichi, che esigono decisioni immediate e tranchant, i primi passi del neo Governatore sembrerebbero incoraggianti.
Ma non è solo la dimensione della spesa a preoccuparci. È anche la sua inefficienza.
Sarà, pertanto, prioritario intervenire sulla semplificazione delle procedure amministrative e sul rapporto con la struttura burocratica regionale, sul modo in cui l’amministrazione pubblica è organizzata e interviene sistematicamente nell’ostacolare la vita delle imprese, rendendo quasi impossibile ottenere in tempi certi autorizzazioni e licenze, gravando le aziende di mille adempimenti inutili e costosi.
Basti pensare al problema dei problemi, il ritardo nei pagamenti alle imprese. Ritardi che non sono più solo di mesi, ma di anni.
In tal senso considero positivo il federalismo, perché ritengo che da esso possano venire soluzioni di rottura riducendo risorse oggi destinate a sprechi e inefficienze.
Sarà necessario, altresì, puntare maggiormente sull’innovazione e sulla ricerca grazie alle necessarie sinergie con le Università ed alla nascita di poli di eccellenza.
Per ipotizzare uno scenario di sviluppo del territorio è imprescindibile una sua messa in sicurezza adeguata, dal punto di vista strutturale ed idrogeologico, un intervento massiccio per il miglioramento delle infrastrutture, ad oggi frenato dalla lentezza e dalla farraginosità dei processi decisionali e realizzativi, oltre che dalla mancata stabilizzazione del quadro finanziario pubblico.
Soltanto così operando si potrà dare un sostegno concreto all’intero sistema produttivo calabrese ed innalzarne la competitività.
Come dimostrato, in positivo, dall’esperienza aeroportuale di Lamezia Terme che agendo in una logica aperta di competizione di mercato, ha posto i presupposti per lo sviluppo di soluzioni e strategie innovative; e i risultati – in termini di aumento del trasporto aereo passeggeri e merci – confermano la validità di questa scelta.
Fondamentale è, tal proposito, una idonea utilizzazione dei fondi comunitari 2007-2013 che devono essere finalizzati, in coerenza con gli obiettivi della politica di coesione comunitaria, a promuovere lo sviluppo socio-economico del territorio.
Sarebbe veramente da condividere l’accusa di cialtroneria da parte del Ministro Tremonti, qualora perdessimo, per incapacità o peggio per negligenza della nostra politica o della nostra burocrazia, anche solo un centesimo di quanto la Comunità europea per l’ultima volta ci offre. Dobbiamo pertanto pretendere nell’ambito di un programma strategico di sviluppo del territorio, una rimodulazione ed una concertazione delle azioni già definite e di quelle da programmare.
Infine, prioritario, risulta essere la lotta alla criminalità organizzata che costituisce un vincolo alla libera espressione dell’imprenditorialità e precondizione ad ogni idea di crescita economico-sociale di un territorio.
La strada che abbiamo davanti non è delle più semplici, ma non dobbiamo, né possiamo, tirarci indietro. Noi non lo faremo. Mai in noi è balenata l’idea di arrenderci. Auspichiamo che da parte dei nostri interlocutori vi sia lo stesso senso di responsabilità, la stessa serietà, la stessa passione. Abbiamo bisogno, in altre parole, di una politica forte nelle idee e lungimirante, che riesca, finalmente, a dar corpo ad un grande progetto che sappia coinvolgere tutti e creare il giusto entusiasmo. Bisogna dare un segnale di cambiamento ai calabresi. Per ridargli speranza e fiducia che non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola. Solo così la Calabria potrà recuperare credibilità e potrà essere pronta a crescere, svilupparsi ed investire. Gli imprenditori, le imprese, saranno pronti a recitare la propria parte.
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Sul piano provinciale, invece, come si desume dalla stessa analisi congiunturale predisposta in occasione della Giornata dell’Economia dalla CCIAA di Catanzaro, in collaborazione con l’Istituto Tagliacarne, la situazione economica della nostra Provincia risulta essere del tutto particolare. Pur rappresentando un andamento non positivo, infatti, è senz’altro meno sfavorevole rispetto il resto d’Italia. Ciò è dovuto a varie ragioni, tra cui, principalmente, la concreta marginalità rispetto ai significativi processi produttivi globali, l’ elevato tasso di incidenza del ruolo della P.A., la scarsa propensione all’ innovazione ed all’internazionalizzazione che in un certo senso impermeabilizzano da shock esogeni.
Il PIL a prezzi correnti della Provincia ha registrato nel 2009 una leggera crescita rispetto l’anno precedente pari a +0,2%. Il PIL procapite per abitante nella Provincia è stato pari a 18.792, il più elevato fra le province calabresi e si attesta al 74,4% di quello medio italiano.
La dinamica degli scambi commerciali con l’ estero presenta un – 15%, con una variazione del
- 37,9% per quanto concerne le esportazioni. La Provincia presenta una forza lavoro costituita da circa 133 mila persone, di cui 118 mila occupati e 15 mila individui in cerca di occupazione. Il tasso di disoccupazione (11,3%) è diminuito di 2,6 punti rispetto il 2008, in netta controtendenza rispetto alla media nazionale così come il tasso di occupazione ha registrato un aumento dal 46,3% al 47,2. Gli indicatori sul turismo riscontrano un +4,5% di presenze.
Per quanto concerne il numero delle imprese, si registra una presenza di 32.487 imprese, 2018 nuove iscrizioni, mentre 3.031 cessazioni, per un saldo negativo di 1013.
Le imprese hanno riscontrato, inoltre, maggiori difficoltà di accesso al credito, per una restrizione del comportamento delle banche in fase istruttoria, maggiore richiesta di garanzie reali e quindi una minore propensione al rischio da parte degli istituti di credito, a fronte di una riduzione del costo del denaro (8% complessivo e 8,2% il tasso d’interesse medio praticato alle imprese).
Pur non avendo inciso in maniera determinante, la recessione ha colpito, comunque, la nostra economia.
Davanti a questa situazione di crisi, che pur mostra segni di una qualche inversione di tendenza, dobbiamo tutti avere un atteggiamento responsabile di analisi della realtà. Ed è proprio l’analisi della realtà e la consapevolezza delle qualità che possiamo mettere in campo, al fine di infondere un ragionevole atteggiamento di fiducia e di speranza, riconsiderando il ruolo dell’impresa nella società e le sue responsabilità in una logica di sviluppo, nonché, lo straordinario impegno nella comunità che contribuisce a far crescere.
Questa crisi non ha minato, infatti, la grande volontà degli imprenditori che hanno ripensato per tempo le proprie strategie per cercare di rafforzare la propria competitività.
Lo riscontriamo quotidianamente.
La tenuta sorprendente delle nostre piccole imprese – purtroppo non di tutte – di fronte a una crisi senza precedenti e che le ha colpite duramente, dimostra la loro vivacità.
Oggi più di ieri, tuttavia, riteniamo che per avviare un circolo virtuoso che genera nuove idee e nuovo sviluppo economico sia necessario che tutta la classe dirigente lavori verso la stessa direzione.
Su questa linea, particolarmente sentita dalle nostre imprese, che ha già avuto, nel nostro territorio, una prima esperienza con gli Stati Generali delle Costruzioni, Confindustria ha lanciato un’ulteriore idea: un’ assise dell’Italia delle imprese e del lavoro, con l’obiettivo di una grande intesa per la crescita. A questo invito, rivolto senza pregiudizi e senza presunzioni a tutte le organizzazioni sindacali e alle associazioni datoriali, Confindustria Catanzaro aderisce con convinzione. Pensiamo, infatti, oggi più che mai, che la condivisione di obiettivi di crescita sia indispensabile.
Lo era prima, lo è di più adesso. Ma serve uno sforzo ulteriore e comune, che coinvolga le banche, il sistema camerale e tutti gli attori del nostro sistema territoriale.
Punto di riferimento in questo sistema di alleanze sono, innanzitutto, le banche che rappresentano un partner fondamentale per le aziende. Nel corso dell’ultimo anno abbiamo trovato una rinnovata attenzione e dialogo da parte del sistema bancario, almeno negli intenti, come dimostrano i tanti accordi con le banche, soprattutto con quelle che operano sul territorio e che fanno parte del nostro sistema, che prevedono condizioni economiche di favore e mettono, in qualche caso, a disposizione delle aziende associate servizi, prodotti e referenti dedicati, cercando di attenuare il disagio, segnalato da tante imprese, di una spersonalizzazione del rapporto bancario.
Sarà necessario continuare nella nostra incessante attività culturale di accrescere l’attenzione, da parte delle imprese, all’investimento in conoscenza e in formazione.
A tal proposito, dovremo promuovere e attuare interventi a favore dell’innovazione e della ricerca scientifica e tecnologica in sinergia con il mondo della cultura, delle università e della formazione in generale. L’università dovrà sempre più spesso organizzare attività e strutture per trasferire conoscenza al mondo dell’impresa e far nascere nuove imprese, dove manager e docenti lavorano spalla a spalla con un unico obiettivo: trasformare i risultati della ricerca in start-up di aziende.
Il nodo della competizione economica, pertanto, non è più soltanto la singola impresa, e non è più nemmeno il gruppo di imprese: è il territorio in cui le imprese operano e la sua capacità di creare un sistema di condizioni favorevoli all’attrazione degli investimenti, dei talenti, degli operatori, in una parola, favorevoli a fare impresa.
Per tale motivo, come sistema associativo, è fondamentale spingere per valorizzare il territorio, farne un contesto competitivo complessivo pur con le sue specificità ed inclinazioni.
Ed in tale direzione che abbiamo espresso particolare apprezzamento e soddisfazione per la nomina, del collega Marcello Gaglioti a Presidente della società LameziaEuropa anche al fine di sviluppare una progettualità complessiva, anche con l’Asi, dell’intero comprensorio (come dimostra il Protocollo sottoscritto il 2 novembre u.s.). Su questo versante, devo confessare , nonostante le buone intenzioni e l’impegno profuso da Gaglioti si sono registrate alcune posizioni equivoche e poco comprensibili che non hanno, certamente, favorito il rapporto. Così come abbiamo spinto e sostenuto la sottoscrizione del contratto relativo alla ZFU e del Patto per lo Sviluppo di Lamezia Terme e cercheremo di rendere concreta una fiscalità di vantaggio per il nostro territorio.
Si avverte la necessità di un’organizzazione di governo capace di muoversi tempestivamente e in modo coeso. Mai come in questo momento è necessaria una presenza adeguata della politica, intesa come ruolo di indirizzo e di governo delle scelte fondamentali.
Un’ ultima considerazione in merito alla questione legalità, che riteniamo determinante, non solo per la competitività del territorio, ma altrettanto per riaffermare il ruolo dell’impresa e delle sue associazioni nella comunità civile. Non affianca il nostro lavoro, lo precede. Da questo punto di vista, Confindustria Catanzaro ha scelto la via dell’impegno diretto a diffondere la cultura della legalità a tutto campo presso i propri imprenditori, incentivando la segnalazione di episodi di estorsione e di comportamenti criminali volti a limitare la libera attività economica (di grandissimo impatto, anche a livello nazionale è stata la campagna IO NON PAGO IL PIZZO). Al nostro fianco pretendiamo però, lo abbiamo urlato da anni ed in più occasioni, di avere le istituzioni la magistratura e le forze di polizia, non vogliamo che chi denuncia rimanga da solo, diventando vittima sacrificale per la seconda volta!
E’ di tutta evidenza che il momento storico che stiamo vivendo non è per nulla semplice, ed, anzi, si presenta molto complicato su più versanti, ma questo, indubbiamente, deve rappresentare un ulteriore stimolo a pensare positivo, a fare bene il proprio mestiere.
Noi imprenditori avvertiamo, nella consapevolezza di un giusto sistema di coesione sociale, un forte dovere morale ed un alto senso di responsabilità al fine di non disperdere quei segnali di speranza e di fiducia necessari alla crescita di ogni comunità territoriale. In conclusione, la crisi non ci ha piegato! Siamo consapevoli che il percorso di rilancio della provincia, non sarà facile. Ma i 100 anni di vita della famiglia di cui orgogliosamente ci sentiamo parte ci hanno sempre mostrato che non è perché le cose sono difficili che non osiamo, ma è perché non osiamo che sono difficili. Dobbiamo tornare ad avere fiducia. Fiducia nelle nostre capacità, nel nostro lavoro, nella nostra intraprendenza. Ce la faremo anche questa volta! Seneca diceva che “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”, riusciremo a portare una volta ancora la nostra nave con l’intero equipaggio in porto.
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L’anno di crisi appena trascorso è stato, per Confindustria Catanzaro, un anno intenso di fervore e di vitalità per cercare di attenuarne gli effetti. L’impresa è tornata al centro della considerazione sociale e l’associazionismo, di conseguenza, a fronte di nuove responsabilità, accresce il ruolo di attore di sviluppo.
Grazie a tutti Voi il nostro sistema è vivo e cresce!
Prima di cominciare ad enunciare l’attività svolta, consentitemi di ringraziare tutti i componenti gli Organi Direttivi, giunti alla fine del loro mandato, per il contributo offerto.
Un augurio di buon lavoro è doveroso, invece, estendere ai nuovi componenti di quella che con orgoglio definisco la “mia squadra”.
Una squadra nella quale accanto ai colleghi con una certa esperienza associativa sono presenti anche diverse facce nuove, ma con notevoli bagagli imprenditoriali, che, certamente, in una logica di rinnovo generazionale, sapranno portare entusiasmo, nuova linfa e contributi innovativi, per stare al passo con i tempi e riuscire sempre più ad incidere con azioni progettuali a modernizzare ed interpretare al meglio il nostro tessuto economico, tenendo conto anche delle istanze specifiche provenienti dalle diverse aree della provincia.
Un “in bocca al lupo” particolare consentitemi di fare, infine, ai miei Vice Presidenti Marcello Gaglioti, nella qualità di Presidente di Ance e Aldo Ferrara, quale Presidente di Piccola Industria, sono consapevole che, in linea con l’operato dei rispettivi predecessori, Raffaele Cerminara e Adriano Marani, sapranno coadiuvarmi nel delineare la linea politica associativa, assicurando, a vantaggio di tutti gli associati, credibilità ed autorevolezza nelle varie fasi di interlocuzione istituzionale.
In questo anno abbiamo lavorato in aperta, efficace e schietta collaborazione in un dialogo quotidiano con la Politica e le Istituzioni (basti ricordare da ultimo, gli incontri con il Presidente della Provincia Wanda Ferro e con l’Assessore Regionale all’Urbanistica Pietro Aiello), cercando di suscitare confronto e dialettica costruttiva, nei diversi comparti produttivi, valorizzando una reciproca capacità di ascolto: il dialogo alimenta le idee e crea gioco di squadra, per condividere informazioni, idee, progetti, scambiarsi proposte e favorire un percorso che possa superare ostacoli e cogliere occasioni di sviluppo ed opportunità di crescita.
Si è rafforzata in tutti noi la convinzione che, proprio nei momenti di difficoltà economico-sociale, è il sistema di rapporti a creare sostegno, sviluppo e attrattività.
A tal proposito, due sono state le tematiche che abbiamo affrontato con maggiore vigore ed energia nel corso dell’anno appena trascorso e di cui, credo dovremo occuparci, sensibilmente, anche per l’avvenire: “credito” e “formazione”.
Il credito, in tutte le sue sfaccettature, rappresenta un fattore strategico per la competitività delle imprese ed il benessere di una comunità, lo è ancora di più, in un contesto di crisi economica che trae la sua origine, soprattutto, da una crisi finanziaria. In tal senso, abbiamo cercato di rafforzare una concreta sinergia con il mondo delle banche, individuando strumenti e soluzioni capaci di soddisfare i bisogni finanziari delle imprese del territorio: attraverso il rafforzamento del fondo di garanzia, la moratoria sui mutui, i tavoli territoriali con il sistema bancario, il fondo per la capitalizzazione delle PMI (come dimostrano le convenzioni sottoscritte con CARIME, Banca Popolare del Mezzogiorno, Banca di Credito Cooperativo di Montepaone e Banca di Credito Cooperativo del Lamentino).
Considerevole è stata, inoltre, la nostra azione a sostegno e per lo sviluppo dei Consorzi Fidi. Riteniamo, infatti, che la politica della garanzia è per sua natura quella che più di ogni altra produce effetti volano e quindi rende massimamente produttive le risorse che vengono stanziate. In secondo luogo, perché le risorse vengono utilizzate secondo criteri di buon senso producendo l’ulteriore effetto di favorire la relazione tra la banca e l’impresa. Anche per questi motivi, siamo favorevoli ad ogni intervento inteso a rendere più forte e più semplice il sistema delle garanzie ed a razionalizzare le strutture dei Confidi che fanno riferimento al sistema confindustriale, e a proporre poi ulteriori efficienze e razionalizzazioni con le strutture di altri territori. L’ultima riunione di Giunta ha, infatti, deliberato l’adesione alla costituenda Banca di Garanzia che sta nascendo a Cosenza, come organismo di livello superiore rispetto ai Confidi ed, a tutti gli effetti, organismo bancario.
Ma non basta, non può bastare. Troppe imprese hanno sofferto, soffrono e continueranno a soffrire senza credito. Perciò in un momento difficile come questo rivolgiamo, ancora una volta, un appello alle banche. State vicino alle imprese, quelle che rischiano, creano innovazione, combattono ogni giorno sui mercati. Occorre riportare il sistema finanziario e bancario al suo compito principale, che è di sostenere l’attività delle imprese che creano occupazione, ampliano gli stabilimenti, innovano e rafforzano l’economia. Non vogliamo mai più castelli di carta.
Saremo pronti, pertanto, con coraggio e determinazione, a portare all’attenzione della comunità e dell’opinione pubblica, anche con azioni eclatanti, le banche che hanno deciso di collaborare e di avviare questo percorso virtuoso e quelle che, invece, trincerandosi dietro argomentazioni di carattere aprioristiche e di carattere generale, non hanno risposto alle sollecitazioni del territorio ed agli appelli del sistema imprenditoriale.
Al tema “formazione” abbiamo dedicato e continueremo a dedicare impegno e passione, sia per migliorare la produttività e la qualità complessiva del sistema dell’education e per far crescere il ruolo delle imprese, sia come utilizzatrici, sia come partner formativi.
Abbiamo creato, infatti, un sistema efficace e strutturato di aggiornamento e crescita delle professionalità, di tutti coloro che già sono inseriti nel mondo del lavoro, è evidente l’impulso straordinario alla diffusione della cultura della formazione continua determinato dalla nascita di Fondimpresa e Fondirigenti, un successo che non sarebbe stato possibile senza il ruolo fondamentale svolto da Confindustria, a supporto delle imprese utilizzatrici, sia come impulso e valutazione della qualità dell’offerta formativa.
Confindustria Catanzaro, tramite Fondimpresa e Fondirigenti, in particolare, ha mobilitato circa 4 milioni di euro, coinvolgendo in attività formative quasi 90 imprese e 2.700 lavoratori, per più di 15.000 ore di formazione erogate: programmi che proseguono quest’anno con pari intensità.
La nostra azione, inoltre, ha scommesso molto sulla modernizzazione della scuola, sullo sviluppo delle competenze dei giovani che escono dal sistema educativo e sul rafforzamento e sulla qualificazione del sistema di relazioni e dialogo delle imprese con il mondo della scuola e dell’università, partner essenziali delle aziende per le strategie di sviluppo fondate sulla conoscenza e sull’innovazione (basti evidenziare i vari incontri con l’Università Magna Graecia “Percorsi di Management” e con gli Istituti d’istruzione secondaria ed i Protocolli d’intesa sottoscritti con alcuni di essi; i rapporti divenuti ormai stretti per la ricerca di “talenti” con la Luiss; il Progetto annuale “DALL’ATTESA ALL’IMPRESA”).
Comune denominatore di queste iniziative è il riconoscimento dell’impresa come alleato educativo della scuola per accrescere le opportunità di lavoro dei giovani e la loro capacità di competere con successo, attraverso conoscenze e capacità, in un mercato del lavoro sempre più in divenire e senza confini.
Nella piena consapevolezza che ricerca ed innovazione rappresentano un patrimonio da valorizzare nel quadro di una proficua sinergia tra pubblico e privato, infine, Confindustria Catanzaro ha cercato di considerare maggiormente il tema della ricerca, aggregando imprese, collaborando con strutture di start-up e di trasferimento tecnologico, promuovendo rapporti di collaborazione tra imprese e università, promuovendo corsi executive di dottorati di ricerca, lavorando su un sistema articolato di altre iniziative. Anche in questo caso i risultati sono incoraggianti, e definiscono l’importanza di questa dimensione nelle responsabilità del sistema Confindustria, basti citare le esperienze del Consorzio Legno e del Consorzio Dream.
Ulteriori battaglie ci hanno visti protagonisti, insieme ad Ance, su tematiche di vitale importanza per l’imprenditoria, come sui “mancati e ritardi nei pagamenti delle PPAA”, sull’”approvazione cogente del prezzario”; sul “caro materiali” sugli “eccessivi ribassi”; sull’”emergenza idrogeologica”; sui “Fondi Fas”. Non tutte le suddette problematiche sono state risolte, pur tuttavia, è stato importante che siano state poste sull’agenda della Politica e delle Istituzioni. Noi saremo vigili ed attenti per sollecitarne da subito una positiva risoluzione.
Come ormai consuetudine, numerose sono state le nostre iniziative, alcune delle quali portate avanti dal Gruppo Giovani, sul piano della solidarietà (basti citare la consegna che tra poco faremo, in seduta pubblica, dei premi relativi alla Borsa di Studio, giunta alla IV edizione, per ricordare l’appassionato impegno rivolto ai temi della ricerca e della innovazione del collega ed amico Walter Abramo; il Gran Galà di beneficenza, giunto alla settima edizione, l’attenzione verso il mondo della sanità con un sostegno verso i più bisognosi), che manifestano una sempre crescente sensibilità nel campo della responsabilità sociale.
Consentitemi, inoltre, di ricordare l’Annullo Filatelico in occasione della celebrazione del Centenario di Confindustria, che ha rappresentato un momento intenso di identità collettiva e di valori, nonché l’affermazione, per tutti gli imprenditori, dell’orgoglio di essere partecipi dello sviluppo, non solo economico, del territorio.
Particolarmente partecipati sono stati i numerosi convegni e seminari organizzati sulle più svariate ed attuali materie in cui hanno relazionato autorevoli esponenti del mondo accademico, delle libere professioni e del sistema stesso: sulla “Concessione di agevolazioni agli investimenti ed allo start up di microimprese”, “Concessione di incentivi alle imprese operanti nei settori del commercio al dettaglio e della somministrazione al pubblico di alimenti e bevande”, “Bando PIA (ordinario)”, “Europrogettazione sulle opportunità offerte dalla UE alla PMI”; “La Green Economy per un nuovo modello di produzione e consumo”; “L’offerta economicamente più vantaggiosa”.
Di notevole impatto a livello mediatico e di contenuto è stato, come al solito, l’annuale appuntamento con la XVI^ Giornata Nazionale ORIENTAGIOVANI “INDUSTRIAN…DOSI”, il cui tema è stato Il Vento della Tecnica.
Un discorso a parte merita la nostra Struttura, a cui dobbiamo tutti il nostro ringraziamento: è grazie alla professionalità, all’abnegazione, ed alla disponibilità di ogni singolo collaboratore, se la nostra Associazione continua a crescere ed a rappresentare un punto di riferimento per ciascuna impresa associata e per l’intero territorio.
Consapevolmente orientati su obiettivi e percorsi condivisi, continuano ad essere collaborativi e costruttivi i rapporti con il mondo sindacale, con le altre Associazioni Territoriali, con Confindustria Calabria e con le altre Associazioni imprenditoriali, relazioni ulteriormente rafforzate dalla responsabilità con cui è stato affrontato questo momento.
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E’ necessario, a questo punto, procedere all’approvazione del bilancio consuntivo dell’anno 2009 ed all’approvazione del bilancio preventivo dell’anno 2010, predisposti e deliberati ex art. 40 dello Statuto, rispettivamente dal Consiglio Direttivo e dalla Giunta nella seduta del 28 giugno u.s.. Prima di cedere, però, la parola al Presidente del Collegio dei Revisori Contabili, Prof. Antonini, per la lettura della relazione, consentitemi di sottolineare, nonostante la congiuntura economica non favorevole, la sostanziale tenuta economica e patrimoniale dell’Associazione, non solo sul piano organizzativo e dei servizi, ma anche sotto il profilo strettamente finanziario, nel quadro di un ottimale equilibrio tra costi e ricavi che la collocano, nella graduatoria nazionale, in una soglia di piena positività.
Questi elementi ci incoraggiano ad andare avanti e proseguire per un lavoro intenso e qualificato di assistenza alle imprese.











