Emergenza Covid19: Associazione Calabrolombarda sul respingimento di chi ritorna

“Anche io, catanzarese a Milano, ho sentito il bisogno di rientrare come spesso faccio a Catanzaro durante le prime restrizioni in Lombardia. Prima ho fatto i dovuti controlli sanitari a Milano, mi sono autoregistrato sul sito della Regione Calabria e con l’ultimo volo utile con soli 6 passeggeri sono giunto a Lamezia con le dovute precauzioni mettendomi in rigorosa quarantena domiciliare”.

E’ quanto dichiara Salvatore Tolomeo, Presidente dell’Associazione Calabrolombarda con sede a Milano, tra le più influenti organizzazioni di emigrati nel capoluogo lombardo al punto da essere considerata una vera lobby, o gruppo di pressione che dir si voglia.

Tolomeo interviene, dunque, a difesa di coloro, per esigenza familiare o economica, ha deciso di tornare in Calabria e ha trovato popolazione residente e classe politica “respingerli” senza i dovuti distinguo.    

“Molti altri catanzaresi che a Milano lavorano o studiano, in maggioranza da single in affitto in monolocali o camere condivise – spiega Tolomeo – appena chiuse le università e le attività produttive, hanno scelto di tornarsene presso i propri familiari per comunque osservare la regola dello stare in casa. Credo che, conoscendo la moralità dei miei concittadini a Milano, abbiano provveduto all’autodenuncia per essere in tal modo individuati dalle autorità sanitarie di Catanzaro, come previsto dal decreto Santelli”.

“Ebbene – continua il Presidente dell’Associazione Calabro Lombarda – fa male leggere che Sindaci di alcuni paesi della Calabria, politici (magari a rischio positività) in cerca di consenso e rappresentanti delle istituzioni, segnalano come principale causa del Covid-19 in Calabria il ritorno in famiglia dei Calabresi emigrati. Ciò avviene ormai non solo per le ferie ma anche  con continuità massiccia grazie ai collegamenti a buon mercato e siamo una risorsa per l’economia calabrese in versione turisti e consumatori. In tale veste siamo i benvenuti, ora siamo i ripudiati”.

“Ma si prospetta anche un ritorno al passato quando i terroni erano visti come intrusi nel tessuto sociale e produttivo della Lombardia, poi accettati e anzi bene accolti soprattutto più recentemente con l’arrivo di tanti giovani alle università e per importanti e prestigiosi lavoro”.

“Ora i Milanesi sono stupiti di tale avvisi di respingimento e ci ricordano che almeno il 10% di presenze nel tessuto produttivo lombardo è costituito da calabresi, le corsie degli ospedali di eccellenza sono occupate in buona parte da pazienti che vengono dalla Calabria, spesso accolti con priorità rispetto ai residenti, tante aziende e studi professionali sono condotti da imprenditori e professionisti con sede in Calabria. E’ un momento in cui occorre richiamare il senso di responsabilità di ognuno e non di sparare nel mucchio di chi sente ancora il bisogno di stare vicino alla propria famiglia in una così delicata circostanza, sempre con il doveroso rispetto delle regole. Sarebbe bene solidarizzare e fare fronte comune per superare questa catastrofe piuttosto che strumentalizzare episodi che fanno più danno che consenso”.